Associazioni spagnole ambientaliste e delle rinnovabili sul piede di guerra: sono circa 40 quelle che hanno sottoscritto il manifesto di condanna contro lo stop agli incentivi per i nuovi impianti a fonti rinnovabili deciso da Madrid venerdì scorso
Spagna, moratoria delle rinnovabili “un errore storico”
Associazioni spagnole ambientaliste e delle rinnovabili sul piede di guerra dopo lo
stop agli incentivi ai nuovi impianti a fonti rinnovabili introdotto dal nuovo Governo di Mariano Rajoy con un decreto approvato venerdì scorso. Sono circa 40 quelle che hanno sottoscritto il
manifesto di condanna contro la moratoria in cui la definiscono un
“errore storico” in quanto “quello delle rinnovabili è uno dei pochi settori dell’industria spagnola che ha acquisito una leadership mondiale”. Uno sbaglio ai danni di un settore che oggi “costituisce una parte significativa dalla ricchezza spagnola”, si legge nel documento, e che secondo
Javier García Breva, presidente della Fundación Renovables, capofila della protesta, costerà al paese “62 miliardi di euro di investimenti privati da qui al 2020”. Nel documento le associazioni denunciano “la politica di distruzione dei posti di lavoro nel settore” già avviata dal precedente governo smentendo il piano energetico approvato in cui si...
Associazioni spagnole ambientaliste e delle rinnovabili sul piede di guerra dopo lo
stop agli incentivi ai nuovi impianti a fonti rinnovabili introdotto dal nuovo Governo di Mariano Rajoy con un decreto approvato venerdì scorso. Sono circa 40 quelle che hanno sottoscritto il
manifesto di condanna contro la moratoria in cui la definiscono un
“errore storico” in quanto “quello delle rinnovabili è uno dei pochi settori dell’industria spagnola che ha acquisito una leadership mondiale”. Uno sbaglio ai danni di un settore che oggi “costituisce una parte significativa dalla ricchezza spagnola”, si legge nel documento, e che secondo
Javier García Breva, presidente della Fundación Renovables, capofila della protesta, costerà al paese “62 miliardi di euro di investimenti privati da qui al 2020”. Nel documento le associazioni denunciano “la politica di distruzione dei posti di lavoro nel settore” già avviata dal precedente governo smentendo il piano energetico approvato in cui si stima la “creazione di 300.000 posti di lavoro nelle rinnovabili” entro i prossimi dieci anni. Inoltre, il decreto “va contro la direttiva europea 2009/28/CE sulle rinnovabili e la 2010/30/UE sulle efficienza energetica degli edifici” rivelandosi peraltro un “provvedimento inutile che non risolverà il problema per il quale si propone come soluzione”. Il Governo che ha giustificato la misura con la necessità di contenere la spesa pubblica, conta di risparmiare quest’anno “160 milioni di euro”. Una cifra ridicola, secondo gli operatori delle rinnovabili: il costo dell’energia verde per il consumatore ammonta a “2,6 c€/kWh”; complessivamente il settore delle rinnovabili, che l’anno scorso ha coperto il 33% della domanda elettrica del paese, costituisce il “15% dei costi del sistema con una tendenza al ribasso per i margini di innovazione tecnologica” a fronte invece di una spesa in aumento delle importazione di gas, petrolio e uranio che già “supera i 40 miliardi di euro”.
Uno degli effetti della moratoria, secondo gli esperti, sarà quello di aggravare la disoccupazione in Spagna che ha raggiunto il livello record del 23%: secondo uno studio di Deloitte, commissionato da
APPA (Asociación de Productores de Energías Renovables) sono già 20.000 i posti di lavoro persi nel settore a causa dei tagli agli incentivi disposti negli anni scorsi, ai quali potrebbero sommarsi altri 33.000 quest'anno in seguito all’interruzione degli incentivi. Anche l’associazione fotovoltaica
Asif è preoccupata per la perdita di impieghi: a rischio 10.000 dei circa 15.000 ora attivi nel settore. A loro tutela e per la salvaguardia degli altri lavoratori impiegati nell’industria delle rinnovabili le associazioni stanno già preparando i ricorsi contro quello che bollano come “un vero e proprio golpe contro il settore”. (f.n.)
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