La lunga saga della guerra sulle terre rare si arricchisce di un nuovo capitolo: mentre taglia l’export, contemporaneamente la Cina ha cominciato ad accumulare scorte dei materiali preziosi per le tecnologie del futuro dalle turbine eoliche agli smartphone
Terre rare, Pechino: “Al via la creazione di riserve strategiche”
Turbine eoliche, batterie dei veicoli elettrici o plug-in, sonar, sensori, componenti elettronici, celle a combustibile, insomma le tecnologie in cui tanti ripongono le speranze di un futuro ‘low carbon’ scomparirebbero dal nostro orizzonte, e insieme ad esse la ‘green economy’, che hanno contribuito a mettere in moto, se non ci fossero le cosiddette ‘terre rare’.
Parliamo di materiali come neodimio, lantanio, cerio, erbio, europio, terbio, disprosio, praseodimio, promezio, samario, gadolinio, olmio, tulio, itterbio, lutezio (17 elementi che compongono i lantanoiodi) che insieme a scandio e ittrio sono sempre più richiesti per le loro proprietà chimico-fisiche nei settori delle tecnologie avanzate: elementi che stanno accendendo nuove rivalità tra le potenze del pianeta sostituendosi al petrolio come strumento di leadership. Il caso vuole che proprio la Cina oltre ad essere il principale produttore di terre rare del pianeta (con oltre il 95% della produzione totale mondiale...
Turbine eoliche, batterie dei veicoli elettrici o plug-in, sonar, sensori, componenti elettronici, celle a combustibile, insomma le tecnologie in cui tanti ripongono le speranze di un futuro ‘low carbon’ scomparirebbero dal nostro orizzonte, e insieme ad esse la ‘green economy’, che hanno contribuito a mettere in moto, se non ci fossero le cosiddette ‘terre rare’.
Parliamo di materiali come neodimio, lantanio, cerio, erbio, europio, terbio, disprosio, praseodimio, promezio, samario, gadolinio, olmio, tulio, itterbio, lutezio (17 elementi che compongono i lantanoiodi) che insieme a scandio e ittrio sono sempre più richiesti per le loro proprietà chimico-fisiche nei settori delle tecnologie avanzate: elementi che stanno accendendo nuove rivalità tra le potenze del pianeta sostituendosi al petrolio come strumento di leadership. Il caso vuole che proprio la Cina oltre ad essere il principale produttore di terre rare del pianeta (con oltre il 95% della produzione totale mondiale) disponga anche delle maggiori riserve del pianeta (il 36% secondo un rapporto pubblicato in novembre dalla U.S. Geological Survey).
Già l’anno scorso Pechino ha deciso di dare un giro di vite sulle esportazioni di terre rare, riducendole a 39.813 tonnellate, con un taglio del 40%. Un’ulteriore pesante sforbiciata è prevista per il primo semestre di quest’anno: riduzione ad appena 14.508 tonnellate, con circa 35% in meno rispetto allo stesso periodo del 2010. E non si sa ancora cosa accadrà nella seconda metà dell’anno.
Ora, secondo indiscrezioni di agenzia di stampa locali, per assicurarsi grandi disponibilità di questi minerali, Pechino ha anche avviato la creazione di scorte strategiche in depositi di stoccaggio costruiti negli ultimi mesi nella provincia della Mongolia Interna, capaci di contenere oltre 100mila tonnellate di terre rare. Decisione che rischia di mandare in crisi i paesi occidentali dipendenti dalla Cina per l’approvvigionamento di questi minerali.
Per questo Giappone, Corea del Sud, Stati Uniti ed Unione europea pensano a soluzioni alternative, a partire dall’accumulo di scorte a casa propria. I progetti minerari in corso di sviluppo sono numerosi (soprattutto in Australia e Stati Uniti), ma per l'avvio della produzione bisognerà attendere qualche anno. Ancora una volta i cinesi hanno battuto gli altri sul tempo.
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