In un comunicato congiunto Greenpeace, Legambiente e Wwf esprimono “grave preoccupazione” per gli attacchi ai regimi di incentivazione che si sono susseguiti nei giorni scorsi. Strumentalizzazioni che l’Autorità dell’Energia finisce per favorire. A tutto vantaggio della lobby del nucleare
“L'attacco agli incentivi mette a rischio gli obiettivi europei”
Mentre si attaccano gli incentivi alle rinnovabili, si finisce per dimenticare che per anni i soldi per le fonti verdi sono andati per la maggior parte alle cosiddette “assimilate”, cioè ai combustibili fossili e agli inceneritori. Prese di posizione e strumentalizzazioni, quelle che si sono susseguite nei giorni scorsi, che vanno a tutto vantaggio del partito del nucleare. Favorite per giunta dalle comunicazioni dell’Autorità dell’Energia, come l’
ultima di lunedì scorso. Il risultato di questa situazione è che
il raggiungimento degli obiettivi europei al 2020, che sono vincolanti, viene messo fortemente in discussione.
A denunciarlo Greenpeace, Legambiente e Wwf, che in un comunicato congiunto esprimono
“grave preoccupazione” per la campagna “miope e strumentale” in atto contro gli incentivi alle rinnovabili. Che, naturalmente, sorvola sugli
“effetti netti positivi” dei maggiori costi per i cittadini, oltre che sull'ambiente, anche sull'economia,
“da 23 a 27 m...
Mentre si attaccano gli incentivi alle rinnovabili, si finisce per dimenticare che per anni i soldi per le fonti verdi sono andati per la maggior parte alle cosiddette “assimilate”, cioè ai combustibili fossili e agli inceneritori. Prese di posizione e strumentalizzazioni, quelle che si sono susseguite nei giorni scorsi, che vanno a tutto vantaggio del partito del nucleare. Favorite per giunta dalle comunicazioni dell’Autorità dell’Energia, come l’
ultima di lunedì scorso. Il risultato di questa situazione è che
il raggiungimento degli obiettivi europei al 2020, che sono vincolanti, viene messo fortemente in discussione.
A denunciarlo Greenpeace, Legambiente e Wwf, che in un comunicato congiunto esprimono
“grave preoccupazione” per la campagna “miope e strumentale” in atto contro gli incentivi alle rinnovabili. Che, naturalmente, sorvola sugli
“effetti netti positivi” dei maggiori costi per i cittadini, oltre che sull'ambiente, anche sull'economia,
“da 23 a 27 miliardi di euro al 2020 secondo lo studio Irex 2010”, sottolineano le tre associazioni. Ma che non tiene nemmeno conto del fatto che “tutto il mondo sta investendo sulle rinnovabili, mentre gli investimenti sulle altre tecnologie sono in caduta libera”.
Greenpeace, Legambiente e Wwf replicano anche all’Autorità per l’Energia, che in una
relazione tramessa lunedì scorso al Parlamento mette in guardia dal peso dei sistemi di incentivazione alle rinnovabili in bolletta, “senza invece essere riuscita ad eliminare l’obbrobrio delle assimilate e di altri costi”. Authority tra l’altro contraddetta anche in sede europea, in particolare dalla comunicazione della Commissione europea
Renewable Energy: Progressing Towards The 2020 Target, dove - nel quadro dei suggerimenti per garantire il conseguimento degli obiettivi al 2020 - a proposito dei costi delle incentivazioni testualmente si afferma che “è essenziale che tali costi siano ‘fuori bilancio’, cioè sopportati dai consumatori di energia piuttosto che dalla fiscalità (come richiesto dall’Autorità, ndr) in modo da evitare le tipiche interruzioni ‘stop-start’ ogni qual volta i bilanci degli stati diventano più vincolati”. E’ evidente che in un periodo di crisi, "legare gli incentivi alle rinnovabili alla bollette, garantisce dai continui tagli di bilancio che hanno rischiato di cancellare persino la defiscalizzazione del 55% per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici (e nel 2010 ne hanno modificato in peggio le modalità)".
Nemmeno una parola si spende, invece, per quanto previsto dall’articolo 17 del decreto legislativo 31/2010 (
Disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare), che recita: “Con decreto del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze sono individuati gli strumenti di copertura finanziaria e assicurativa contro i rischi di ritardi nei tempi di costruzione e messa in esercizio degli impianti per motivi indipendenti dal titolare dell’autorizzazione unica, con esclusione dei rischi derivanti dai rapporti contrattuali con i fornitori”. "Per due reattori EPR localizzati in un sito, - ricordano le associazioni ambientaliste - una simile copertura potrebbe comportare oneri fino a diversi miliardi di euro. “Soldi buttati, sia perché l’energia nucleare sta diventando obsoleta, sia perché gli italiani il nucleare non lo vogliono, sia perché comunque arriverà tardi e costerà molto, ma molto di più delle rinnovabili”.
E infine: "Perché l’Autorità non diffonde i dati su quanto ha pagato sinora il contribuente italiano per il nucleare? I costi del passato gravano ancora sulla nostra bolletta, ma questo non scandalizza l’Authority, e a quanto ci risulta ammontano a circa 400 milioni di euro l’anno". (f.n.)
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