
29 luglio 2010 – Nel 2009 l’eolico ha dimostrato di aver raggiunto la maturità industriale, ponendosi come settore in grado di esportare tecnologia, servizi e componentistica e, dunque, configurandosi come un’opportunità per il Belpaese in termini di occupazione, indipendenza energetica, riduzione dei rischi ambientali e peso sulla bilancia estera. Opportunità colta anche dagli stessi italiani che secondo un’indagine Ispo, nonostante i frequenti e indiscriminati attacchi mediatici, apprezzano le ricadute positive in termini ambientali dell'eolico (80 per cento) e le opportunità offerte in termini economici (77 per cento).
Per tutte queste ragioni,
l’eolico è destinato a un ruolo centrale nello sviluppo delle fonti verdi del paese. Questi gli spunti di riflessione offerti dall’
Associazione nazionale energia del vento (Anev) nel corso di un’audizione sull’eolico presso la Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera. Un quadro estremamente positivo al quale, però, mancano ancora alcune parti per essere completo. La prima, e la più importante – ha avvertito Anev – è
la riforma degli incentivi all’energia eolica "che conferisca al settore una stabilità sia a livello normativo sia a livello finanziario" mettendolo al riparo da speculazioni.
Il punto da cui partire è l’intervento sui certificati verdi, "attraverso l’introduzione di un floor, di una rivisitazione della quota d’obbligo, delle attuali esenzioni e dei coefficienti tecnologici che garantiscano lo sviluppo del settore", ha spiegato l'associazione nel corso dell'audizione
La seconda è una campagna di informazione corretta che liberi definitivamente il paese dai pregiudizi sull’eolico, ma anche dall’idea che si sta sempre più diffondendo di una collusione tra eolico e malaffare. L’Anev ha ribadito di essere "contraria alla crescita disordinata dell’eolico aspetti affaristici, collusivi e speculativi e proprio per questo ha siglato Protocollo per il corretto inserimento degli impianti nel Paesaggio ed il Protocollo di Legalità con Confindustria Energia e il ministero dell’Interno". A chi, poi, accusa l’eolico di essere una fonte di spreco di soldi pubblici più che di energia, l’associazione ha risposto che i produttori privati "non ricevono alcun incentivo pubblico" per la realizzazione degli impianti, bensì per la produzione dell’energia elettrica attraverso i certificati verdi, meccanismo "basato sulla effettiva produzione immessa in rete". Incentivi che, tra l’altro, hanno un peso minimo sulle bollette degli italiani, pari a meno dell’1 per cento in un intero anno.
La terza, infine, è l’ulteriore semplificazione delle procedure di autorizzazione degli impianti, secondo le disposizioni dell’Unione europea in materia. L’Anev "ha accolto con soddisfazione" l’approvazione, dopo 7 anni di attesa, delle Linee Guida per i procedimenti autorizzativi degli impianti a fonti rinnovabili. Ma ora è necessario fare un altro passo avanti e l’occasione sarà il recepimento nell’ordinamento nazionale entro il 5 dicembre 2010 della direttiva comunitaria 2009/28/CE sulle fonti rinnovabili, dove regolare anche gli altri punti. Superati questi ostacoli, l’eolico italiano potrà aver un ruolo di protagonista nel raggiungimento dell'obiettivo del 17 per cento dell'energia elettrica primaria da fonti rinnovabili entro il 2020 con una produzione stimata di almeno 16mila MW in grado di coprire i consumi di oltre 23 milioni di persone.