
14 aprile 2010 – Secondo un rapporto della
European Climate Foundation, l’Unione europea dovrà spendere
30 miliardi all’anno nei prossimi cinque anni nelle energie rinnovabili se vuole raggiungere il proprio obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra (20 per cento entro il 2020 rispetto al 1990). Creando così i presupposti per ottenere un taglio dell’80 per cento entro il 2050. Ma l’investimento porterà i suoi frutti, grazie al crollo del 60 per cento dell’importazione di combustibili fossili e al calo della bolletta energetica a partire dal 2020.
Secondo i calcoli della fondazione
investire ora costa meno che rinviare la spesa: attendere per cominciare a lavorare per l'elettricità a zero emissioni aumenterebbe il costo annuo degli investimenti a 65 miliardi di euro nel 2025, più del doppio di quanto occorre ora, e 90 miliardi nel 2035. Il rapporto dice che l'Europa potrebbe contare sulle fonti rinnovabili per tutta l’elettricità di cui ha bisogno, se può sfruttare il solare prodotto altrove, ad esempio in Africa, come prevede il mega
progetto Desertec, e l’evoluzione delle tecnologie per la geotermia. La fondazione sollecita la messa a punto di
misure per l’installazione generalizzata dei panelli solari sui tetti della case europee, l'uso delle pompe di calore, e la sostituzione del parco auto attuale con almeno 200 milioni di auto elettrice e a celle di combustibile.
Lo sviluppo di nuove tecnologie energetiche potrebbe costare fino a
3mila miliardi di euro in 40 anni, si legge nel rapporto. Che chiede investimenti anche per migliorare le reti di elettriche e per ridurre i rifiuti. Climate Foundation stima infine che gli investimenti aumenteranno le bollette, incidendo negativamente sul Pil europeo per uno 0,02 per cento fino al 2020. Ma poi i costi dell'energia cominceranno a diminuire, stimolando la crescita economica.
Il rapporto denominato,
“Roadmap 2050: a practical guide to a prosperous, low-carbon Europe”, è stato elaborato da prestigiosi centri studi e società di consulenza quali McKinsey & Company, l'Imperial College di Londra, l'Oxford Economics, e il Centro ricerche sull'energia dei Paesi Bassi e rappresenta uno degli strumenti di analisi più completi sull'economia delle energie pulite mai apparsi finora.