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Mal'aria, è l'industria la principale fonte di sostanze inquinanti

 
11 marzo 2010 – La principale fonte di inquinanti nei cieli italiani è l’industria: un triste primato consolidato da un incremento dalle sostanze inquinanti riversate in atmosfera: + 15 per cento di idrocarburi policiclici aromatici (ipa), +6 per cento diossine e furani, +5 per cento cadmio e +3 per cento cromo tra il 2006 e il 2007.

Dati che hanno fatto schizzare al 60 per cento la quantità di cadmio, al 70 per cento delle diossine, al 74 per cento del mercurio, l’83 per cento del piombo, l’86  per cento dei Policlorobifenili (PCB), l’89 per cento del cromo, fino al 98 per cento dell’arsenico sul totale dei microinquinanti riversati in atmosfera.

Un bilancio allarmante quello fatto da Legambiente con Mal’Aria industriale 2010, il libro bianco sull’inquinamento atmosferico da attività produttive. “Cifre preoccupanti – sottolinea l’associazione del Cigno - che non hanno destato lo stesso allarme dell’inquinamento causato dal traffico privato a parte qualche rara eccezione come il polo siderurgico di Taranto”.

Eppure l’industria contribuisce anche con il 26 per cento di PM10 emesso a livello nazionale, un livello di emissioni superiore a quello prodotto dal trasporto stradale (che incide sul totale per il 22 per cento, ma che diventa la prima fonte di emissione nei centri urbani). Oltre alle polveri sottili, le industrie scaricano in atmosfera il 79 per cento degli ossidi di zolfo (SOx) e il 23 per cento degli ossidi di azoto (NOx).

Intanto, il rilascio dei pareri da parte della Commissione AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) nazionale e l’emanazione dei decreti di autorizzazione da parte del ministero dell’Ambiente procede con enorme lentezza. Secondo le elaborazioni di Legambiente su 191 impianti industriali solo per 41 è stata rilasciata l’Aia (21 per cento), mentre per 143 il procedimento non si è concluso e per 7 è in corso sia la Via che l’Aia. Non è servita a molto, neanche, la procedura d’infrazione scattata nel maggio 2008 per non aver rispettato la scadenza del 30 ottobre 2007 prevista dalla direttiva europea per il rilascio delle autorizzazioni.

Data al situazione, Legambiente chiede al governo italiano "di garantire adeguati finanziamenti per l’attivazione di studi epidemiologici per approfondire gli impatti sanitari derivanti dall’esposizione agli inquinanti emessi dalle lavorazioni industriali”.

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