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Copenaghen, doccia fredda dalla Cina: “Impossibile accordo”


17 dicembre 2009 – La Cina ha gelato i delegati degli oltre 190 Paesi presenti a Copenaghen alla Conferenza sul Clima delle Nazioni Unite facendo sapere che non vede la possibilità di raggiungere un accordo per la riduzione delle emissioni entro la fine del vertice, che si concluderà domani.

L’annuncio arriva – riferisce Reuters – proprio mentre decine di capi di stato stanno per arrivare nella capitale danese per partecipare alla conferenza, confidando proprio in un accordo globale sul clima. Secondo
Reuters, la delegazione cinese vede più probabile “una breve dichiarazione politica di qualche tipo”, non specificandone tuttavia il contenuto.

Le speranze si concentrano ora sul presidente Usa Barack Obama che alla vigilia del vertice aveva invocato “un accordo operativo”, dunque sostanzialmente un’intesa politica, con l’accordo formale rimandato al 2010. Intanto, al Bella Center, sede del meeting, prosegue il braccio di ferro tra Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo, riuniti nel G77, sulla ripartizione dei carichi di riduzione dei gas serra e sull’ammontare dei fondi che i Paesi ricchi dovrebbero destinare alla lotta al global warming nei Paesi poveri.

Il G77, capeggiato dalla Cina, chiede un duplice approccio per affrontare l'emergenza climatica: da un lato prolungare il protocollo di Kyoto con una sorta di "Kyoto II" con un secondo periodo di impegni (2013-2020) per i soli Paesi sviluppati dopo il primo periodo d'applicazione del Protocollo di Kyoto (2008-2012). Il secondo, basato su una strategia più a lungo termine, in cui sarebbero inclusi anche obiettivi per le economie emergenti a più rapido sviluppo, anche se al momento non ne è stata ancora indicata l'entità.

I paesi sviluppati, Ue in testa, propendono invece un nuovo trattato che includa anche gli Stati Uniti, che non hanno mai ratificato il protocollo e i paesi in via di sviluppo, come Cina e India. Anche perché, sostengono, il sistema di Kyoto copre appena il 40 per cento delle emissioni attuali, tanto quanto Usa e Cina e da soli.

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