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Da eolico italiano "briciole di energia" per "oltre 4000 MW”


15 luglio 2009 - La migliore risposta alle accuse fuori controllo contro l'eolico è la notizia che “in Italia si è superata la soglia di 4mila MW”, “esattamente 4067, in circa 250 Comuni italiani su 8 mila”. Legambiente replica con la forza dei numeri a chi sostiene che il contributo dell’energia del vento sia trascurabile.

Per l’associazione il Belpaese ha ben altri problemi: “Invitiamo i detrattori dell’eolico – scrive in un comunicato -  sicuramente disinformati e con un evidente strabismo rispetto alla situazione ambientale del Paese, a leggersi i nostri ultimi rapporti sulle Ecomafie e sull’abusivismo costiero, sulle 6mila cave attive e 10mila abbandonate in Italia e ad andarsi a fare un giro per i cantieri autostradali nel Nord Italia e nelle periferie delle città italiane: 3 milioni di alloggi costruiti negli ultimi 10 anni di cui il 10 per cento abusivi. Forse capirebbero qualcosa dei veri problemi del paesaggio italiano e supererebbero un approccio snobistico e superficiale a questioni vere”.

Coloro che boicottano lo sviluppo dell’eolico non fanno l’interesse del Paese né quello dell’ambiente. Piuttosto – attacca Legambiente - sembrano agire per quello delle lobby del carbone e del nucleare, fonti che non aiuteranno certo l’Italia a ridurre inquinamento e CO2 e a rispettare gli impegni presi nello lotta al mutamento climatico”.

Ma anche Greenpeace Italia, ISES Italia e Kyoto Club hanno qualche precisazione da fare: dire che l'eolico produca “briciole di energia” significa negare l’evidenza. “Gli obiettivi europei al 2020 - spiegano in un comunicato - prevedono, per il settore elettrico in Italia, un incremento della produzione da fonti rinnovabili di 50-54 TWh”.

“Il potenziale dell'eolico al 2020, limitato dai criteri ambientali definiti da un protocollo tra produttori e associazioni ambientaliste, è di 16 GW per una produzione totale di 27 TWh. In sostanza, circa metà dell'obiettivo al 2020 si può coprire con l'eolico. Il resto può venire dal solare fotovoltaico, dall'uso sostenibile delle biomasse, dal geotermoelettrico, dall'espansione del mini-idroelettrico”.

Nessuna fonte energetica rinnovabile da sola è decisiva: “La strategia – precisano - deve necessariamente comporre un mosaico di fonti, e l'eolico è proprio la fonte che da sola può dare le maggiori quantità di elettricità senza emissioni di CO2”. Pertanto: "Attaccare l'eolico significa di fatto attaccare gli obiettivi europei ", ne conclude Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia.

Per Zorzoli, presidente di ISES Italia: "In Italia gli impianti eolici sono sottoposti a una stringente disciplina che in più di un caso ne ha rallentato la diffusione. A ciò si aggiunge la vigilanza delle Regioni per mezzo delle procedure di valutazione di impatto ambientale e di tutela del paesaggio".

Per Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club, “puntare sull’eolico in Italia è anche una straordinaria occasione per l’industria nazionale e per tutta la filiera. Significa creare nuova occupazione nella green economy, oggi la più concreta strategia contro la recessione. Secondo uno studio GSE-IEFE Bocconi il solo comparto eolico ha un potenziale in Italia al 2020 di circa 78mila unità, il 31 per cento sul totale di tutta l’occupazione nelle fonti rinnovabili”.

“Sempre in termini di sviluppo economico - conclude Silvestrini - va ricordata l’esperienza di centinaia di migliaia di agricoltori danesi e tedeschi che traggono parte del loro reddito proprio dalla produzione di elettricità da fonte eolica”.

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