Prestigiacomo era oggi a Venezia per presenziare alla cerimonia di apertura dello Scoping meeting del Quinto Rapporto di Valutazione dell’Ipcc, realizzato in collaborazione con il Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici (CMCC), la Fondazione Eni Enrico Mattei (FEEM) e l'International Center on Climate Governance (un’iniziativa congiunta della FEEM e della Fondazione Giorgio Cini), e finanziato proprio dal ministero dell’Ambiente.
Il panel internazionale dell’Onu è ancora una volta chiamato a fornire risposte e indirizzi ai governi del pianeta sulla crisi climatica: l’obiettivo dell’incontro, che si svolgerà fino a venerdì, presso la Fondazione Cini, sull’isola di San Giorgio Maggiore, è quello di fornire la traccia dei lavori che porteranno poi alla realizzazione del rapporto vero e proprio. Il primo volume dello studio Ipcc vedrà quindi la luce nel 2013, il secondo e terzo volume più il rapporto di sintesi nel 2014.
Già si sa comunque che la nuova versione del rapporto di valutazione avrà un approccio più circostanziato e su base locale ed effettuerà previsioni su periodi temporali più limitati rispetto al secolo preso in considerazione dal precedente rapporto, mettendo a frutto l’esperienza acquisita dalla scienza climatica.
Punto di partenza sarà l’obiettivo definito dal G8, ovvero la necessità di mantenere l'innalzamento della temperatura globale entro i 2 gradi centigradi. Obiettivo realistico? Probabilmente non si riuscirà a raggiungerlo, dicono gli esperti, ma è importante che la politica abbia segnato in maniera chiara un limite. “Le possibilità di fermare l'aumento a 2 gradi – ha spiegato Carlo Carraro, vicepresidente del terzo gruppo di lavoro Ipcc – sono limitate. Serve un accordo e gli Stati Uniti a Copenaghen devono arrivare con la legge anti-Co2 approvata”.
Oltre la soglia dei 2 gradi c’è la catastrofe: gli scienziati parlano di siccità, fame, estinzione di specie vegetali e animali con la perdita di biodiversità, disastri ambientali. Ma la temperatura potrebbe salire anche di oltre 3 gradi e allora tra i 2 e i 3 miliardi di persone sarebbero colpite e in Europa meridionale la disponibilità d’acqua sarebbe ridotta di un terzo.
Proprio a Venezia, e precisamente presso la Fondazione Cini, avrà sede un centro di ricerca sui cambiamenti climatici dove lavoreranno a tempo pieno 100 esperti di tutto il mondo. Lo ha annunciato la stessa Prestigiacomo: “Sarà il più grosso centro al mondo per la lotta ai cambiamenti climatici”, ha aggiunto Carraro.
Di fronte agli oltre 200 scienziati provenienti da tutto il mondo e al comitato esecutivo dell’Ipcc, Prestigiacomo ha dunque parlato della questione dei cambiamenti climatici come di una sfida globale, in cui le responsabilità sono comuni a tutti ma gli impegni di riduzione vanno distribuiti in maniera differenziata. E ha ribadito il ruolo fondamentale della scienza del clima nello stabilire una base comune di conoscenze su cui lavorare.
C’è ancora molta strada da fare per giungere a una visione comune, “l'accodo globale per la riduzione delle emissioni si colloca nel contesto di un nuovo ordine mondiale dell’economia, aperta, sostenibile e giusta come indicato nella dichiarazione de L'Aquila”.