
9 luglio 2009 – Sul clima l’appuntamento più atteso è oggi pomeriggio quando il G8, il club che riunisce gli otto grandi del pianeta (Stati Uniti, Giappone, Germania, Regno Unito, Francia, Italia, Canada e Russia) incontrerà il
Mef (Major Economies Forum), il gruppo che raccoglie oltre ai paesi industrializzati - quindi il G8 – i paesi emergenti a maggiore tasso di sviluppo (Messico, Brasile, Sud Africa, Indonesia) oltre ad Australia e Unione europea nel suo complesso. Insieme, i Paesi del Mef sono responsabili dell’80 per cento di anidride carbonica emessa nell’atmosfera al livello mondiale.
È proprio alla luce di quest’ultimo dato che si comprende come non può essere che l’accordo che emergerà dalla cornice del Mef quello che rivestirà un peso reale nel prosieguo dei negoziati sul clima fino a quello di dicembre a Copenhagen.
Lo si evince dalle stesse parole del premier Berlusconi che nonostante l’entusiasmo mostrato nella conferenza stampa conclusiva della prima giornata per la comune visione dei grandi della Terra sulla questione clima, non ha nascosto la necessità di presentarsi “uniti” al vertice del Mef di oggi “per chiedere a Cina, Brasile, India e agli altri paesi emergenti di prendere impegni ben precisi”.
Appunto, precisi!
Silvio Berlusconi ha spiegato che tra i paesi del G8 c’è già un accordo, come dimostra la
dichiarazione politica (punto 65) approvata ieri a conclusione dei lavori, ma poi ha aggiunto che sarà necessario confrontarsi con Cina e India, paesi che invece frenano sull’intesa sul clima.
Bisognerà dunque attendere questo confronto per tirare le somme sul G8 dell’Aquila. Pur essendo infatti positiva, la notizia data ieri dai principali quotidiani e network nazionali e internazionali, di un accordo raggiunto dai leader sul clima, e sbandierata come fosse quello definitivo, riguarda solo una dichiarazione di intenti che potrebbe infrangersi contro l’ostinazione di Cina e India.
È vero che nella dichiarazione finale sono indicati obiettivi più precisi del vago “limitare l’aumento globale della temperatura media a due gradi centigradi”: si parla infatti di un taglio del “50 per cento delle emissioni globali entro il 2050” e per i Paesi sviluppati “una riduzione dei gas serra dell’80 per cento entro il 2050”, “rispetto al 1990 o anni più recenti”. Ma si tratta di obiettivi che potrebbero essere cancellati con un colpo di penna nella documento che emergerà oggi dal Mef. Quello che poi sarà portato a Copenhagen.
Confronta:
G8, sul clima tante belle parole, ma nessun impegno vincolante