
27 aprile 2009 – La ricerca di nuove soluzione per sfruttare gli elementi naturali a fini energetici non lascia nulla di intentato. In questo modo nascono di continuo tecniche per la produzione di energia da fonti rinnovabili molto fantasiose, a volte bizzarre, la cui efficacia si potrà dimostrare solo col tempo. L’australiana
Sunergy sta ad esempio esplorando la potenzialità di moduli galleggianti per la concentrazione fotovoltaica.
A differenza di quello che si potrebbe credere, nel funzionamento del dispositivo l’acqua ha una funzione fondamentale: da qui il suo nome, “Liquid Solar Array (Lsa)”, che tradotto significa “modulo solare liquido”.
Secondo Sunergy, si tratta di una semplice, ma rivoluzionaria tecnologia che consentirà di ridurre drasticamente i costi dell’elettricità prodotta da sistemi fotovoltaici.

Questo innanzitutto perché il materiale di cui è principalmente composto l’Lsa è la plastica: di un sottile foglio di plexiglas, autopulente grazie a uno speciale rivestimento e resistente al sale marino e al vento, è fatta la lente che concentra la luce su una cella fv al silicio monocristallino di piccolissime dimensione, collocata all’interno di una struttura conica in corrispondenza del pelo dell’acqua.
L’acqua ha la funzione di raffreddare la cella solare con cui è a contatto per non pregiudicarne l’efficienza, ma anche quella di proteggere le grandi lenti in plastica quando c’è cattivo tempo. Queste ultime sono infatti collegate a un dispositivo che le fa ruotare sia per inseguire la luce del sole nei vari momenti della giornata, sia per immergerle quando fuori c’è burrasca. (
Guarda nel video il funzionamento dell'Lsa).
Sostiene Sunergy che l’Lsa trova la sua collocazione ideale in zone costiere, laghi e bacini artificiali di aree molto soleggiate. E che forse sarà già in commercio nel giro di due tre anni.
Ulteriori info su Lsa.