Il parere dell’architetto
A cura dell'architetto
Mauro Spagnolo coordinatore del Corso di Alta Formazione su "Efficienza Energetica negli Edifici" Dipartimento d Meccanica ed Aeronautica – Facoltà di Ingegneria – Università La Sapienza
Come risparmiare metà dell’acqua potabile
Tra gli interventi per il risparmio energetico che si possono attuare in un’abitazione, molto importanti sono quelli che riguardano le risorse idriche. Basta predisporre un impianto di recupero dell’acqua piovana per dimezzare il consumo annuo di una famiglia media
Un aspetto molto importante del risparmio energetico è senza dubbio un uso corretto della risorsa idrica, attuabile tramite buone pratiche e interventi tecnologici specifici. Il punto di forza è la possibilità di utilizzare un sistema del recupero delle acque di scarico dei sanitari e delle acque meteoriche per il loro impiego nelle cassette dei vasi sanitari, e, solo per l’acqua piovana, l’irrigazione del giardino.
Per la riduzione dello spreco di acqua potabile nelle nostre case, possono essere utilizzati dispositivi molto semplici ed economici: i frangigetto areati e i riduttori di flusso, applicabili ai rubinetti di lavabi e docce, che miscelano una maggiore quantità di aria all’acqua in uscita con un risparmio di 1.000-2.000 litri di acqua all’anno per persona; lo sciacquone a doppio tasto, sistema di erogazione differenziato per quantità, che porta a un risparmio compreso fra i 2.000 e i 10.000 litri all’anno per famiglia, utilizzando una media 3,5–6 litri per lo scarico contro i 6-12 litri standard; la tazza del wc che può essere conformata per essere risciacquata con soli 3,5 litri; le lavatrici e le lavastoviglie classe A che consumano rispettivamente 60 e 14 litri di acqua, contro i 100 e i 40 di quelle tradizionali.
Altro modo per risparmiare acqua potabile è recuperare quella piovana, che, se usata per il risciacquo dei wc, le pulizie e il bucato, l’innaffiamento dei giardini e il lavaggio dell’auto, può coprire il 50% del fabbisogno giornaliero.
Recuperare la pioggia
Il sistema di raccolta e smaltimento delle acque meteoriche (composto sostanzialmente da due sottosistemi: accumulo e riutilizzo), va dimensionato secondo dati climatologici (quantità e durata delle piogge), dati geometrici (sommatoria delle superfici che possono ricevere le precipitazioni, superficie del tetto, la pendenza e il materiale), numero di sanitari e elettrodomestici da servire, numero dei nuclei famigliari, superficie di orti e giardini da irrigare, ecc.
La superficie di copertura può essere in lamiera zincata: in tal caso necessita di uno strato di verniciatura con resina epossidica, che evita il rilascio di componenti tossiche; altrimenti, può essere realizzata come tetto verde e apportare un valore aggiunto alla costruzione, poiché la copertura è valorizzata dalla presenza di una porzione di verde che viene “restituita” al territorio in sostituzione di quella cementificata occupata dall’edificio. In entrambi i casi il sistema e suoi componenti funzionano allo stesso modo, opportunamente dimensionati e integrati.
L’impianto di accumulo è formato da un deviatore acque di prima pioggia, da un filtro e da un serbatoio. Quest’ultimo - solitamente una cisterna prefabbricata dotata di un filtro, un sistema di integrazione collegato alla rete idrica comunale e un dispositivo di “troppo pieno”- può essere interrato in una porzione di giardino o collocato in un locale tecnico all’interno dell’edificio.
Il sistema di riutilizzo dell’acqua serve a prelevare l’acqua stoccata nei serbatoi e a distribuirla agli apparecchi che la riutilizzano (lavatrici, lavastoviglie, sciacquoni dei wc), che risultano allacciati a un doppio impianto (impianto idrico normale più impianto di riciclaggio) per permette il prelievo differenziato in relazione ai consumi e alla disponibilità delle riserve, azionando un apposito deviatore. Oltre a ciò è possibile prevedere un sistema di riuso delle acque grigie, provenienti dai lavabi, dalle vasche da bagno e dalle docce. In questo caso l’acqua viene raccolta per mezzo di una rete dedicata, filtrata, disinfettata e inviata al serbatoio di accumulo, da dove viene ridistribuita agli alloggi e alle cassette di risciacquamento dei vasi sanitari. Basta davvero poco per ridurre inutili sprechi: di fronte al grave problema della scarsità di acqua potabile nel mondo, questi accorgimenti sono un piccolo passo verso lo sviluppo di comportamenti “idrosensibili” e, più in generale, di una nuova coscienza sull’edilizia sostenibile.